Wladimiro Tulli. Lirismi alchemici
Il viaggio immaginario
di Patrizia Nuzzo
Wladimiro Tulli ha un suo posto riconosciuto ed apprezzato all'interno della storia dell'arte del xx secolo. Lo si può definire l'ultimo protagonista del secondo Futurismo, quello di Monachesi, Bruno Tano e Umberto Peschi che, nel lontano 1932, diedero vita al Gruppo "U. Boccioni" di Macerata. La sua vicenda artistica si dipana lungo sessant'anni di carriera. Ha avvicinato e vissuto pressoché tutti i movimenti d'avanguardia e i fermenti artistici più autentici che si sono succeduti nella prima metà del Novecento: Dadaismo, Surrealismo, Astrattismo, i movimenti astratto-concreti, l'Informale ecc.
Incontri folgoranti hanno poi contribuito alla sua formazione di artista e di uomo: Marinetti, "una mitragliatrice di parole", ricorda Tulli, Tano, "uomo di grande cultura e umanità", Burri, "autentico amico dal profondo calore umano", e poi ancora Prampolini, Licini, Sironi, Balla, Picasso, Ernst, solo per citarne alcuni.
Rivisitare la pittura di Tulli significa, in qualche modo, riannodare un legame con il nostro più recente passato artistico, storico e soprattutto culturale. L'occasione diventa quella di una rassegna dallo sviluppo antologico, in cui sono proposte delle sezioni autonome che si presentano come una sorta di micro-mostre, attorno ai temi cari all'artista: Il viaggio delle sorprese, Tra le righe del sogno, In bilico sull'arcobaleno, Sul cuore della luna, Aerofuturismo - Il volo. È un omaggio alla sua poetica, così indissolubilmente radicata nel cuore della vita, che irrompe con tutto il suo bagaglio di urgenze e di vitalismo.
Il risultato è un'arte di stati d'animo capace di esprimere la gioia inventiva in composizioni caratterizzate da forme fluide. I versi, per nulla ermetici, che gli ha dedicato Giuseppe Ungaretti, ne colgono la più intima e profonda sostanza: "ne ho tratto / una felicità che mi rimarrà nell'animo: / per la fantasia / di continuo nuova, / per la spontaneità stupenda del colore, / per l'invenzione / non mai stanca delle libere forme".
"Viaggiare, è proprio utile, fa lavorare l'immaginazione. Tutto il resto è delusione e fatica. Il viaggio che ci è dato è interamente immaginario.
Ecco la sua forza. Va dalla vita alla morte?": suona così l'incipit del romanzo Viaggio al termine della notte di Céline. Anche per Tulli il tema del viaggio rappresenta un valore fondamentale nella propria evoluzione di artista e soprattutto di uomo: è la predisposizione dello spirito ad aprirsi, a capire, a conoscere, a volare tra le gioie e le insidie del mondo. è un viaggio immaginario, denso di sorprese, di avventure, di stupore: "è l'andare alla ricerca, come Melville, delle meraviglie del mondo", mi confida l'artista. Il viaggio si rivela, dunque, come epifania, come evento sconosciuto in un mondo mai veduto prima che in Tulli felicemente si avvera e si risolve nel gesto artistico consegnato alla superficie della tela: le forme appaiono come segni liberatori che svelano sogni, amori, paure, delusioni e attese. Ciò che si concretizza nell'opera è proprio ciò che doveva concretizzarsi nelle premesse: non altro che il viaggio immaginario ma reale al tempo stesso, continuamente rivisitato, ripensato, vissuto con quell'intramontabile giuramento alla vita che appartiene all'uomo e all'artista. Viaggio progettato e rinviato e Viaggio progettato e rimandato recitano, con spirito neo-romantico e narrativo, i titoli di due dipinti del 1957. Confessione di un fatto biografico, immagini verbali che si rincorrono sul filo della memoria e sollecitano la fantasia dell'artista a ri-creare un altro viaggio, un altro mondo: quello della pittura.
"Annotazioni di un dettato psicologico e surreale? un discorso emozionale che si libera in un puro fatto cromatico" scriveva Luigi Lambertini nel 1968 presentando l'artista alla Galleria Stendhal di Milano. Ed ecco che la composizione si fa dinamica; il segno vivace e guizzante costruisce la forma insieme al colore. Steso senza sfumature e intonazioni, ad evidenziare il carattere bidimensionale dell'opera, il colore, con la sua forza, detta le proprie leggi, crea piani cromatici omogenei e abbacinanti effetti luminosi.
È evidente quanto la ricerca di Tulli sia stata, fin dall'inizio, indirizzata ad approfondire e ad indagare i problemi che riguardano la forma, i contenuti e le relazioni tra questi e quella, atteggiamento che lo pone direttamente all'interno di quell'acceso e serrato dibattito, configuratosi nel secondo dopoguerra, che proponeva un necessario ed urgente aggiornamento delle pratiche artistiche, sollecitando prese di coscienza e proposte nuove. Sperimentare linguaggi innovativi, allargare i propri orizzonti, sono gli argomenti che interessano Tulli e che lo catapultano, in prima fila, tra coloro che anelano al cambiamento, senza, per questo, restare imbrigliato nelle contese dure, spesso dogmatiche che attraversavano l'Italia, tra fronte astrattista e figurativo. Per Tulli non si è mai posta l'alternativa ideologica tra forme figurative o astratte. Nel suo registro compaiono, non di rado, riferimenti iconici; ma per lui si tratta piuttosto di scegliere, tra le proposte che si affacciano sulla scena internazionale, il grado di astrazione che maggiormente può dialogare con il suo temperamento artistico ancor ben legato ad un'irrevocabile matrice futurista.
è Prampolini che gli apre inizialmente la strada verso una condizione dello stile capace di portare alla luce le energie profonde dell'ignoto, di rivelare gli strati più intimi del sentimento e dell'immaginazione. Il passo successivo è quasi obbligatorio e non può essere che una profonda fascinazione per il Surrealismo, in particolare quello di Masson, Arp e Miró. La sua cultura pittorica si apre in più direzioni, ma sempre sotto il segno delle ricerche più radicali della recente avanguardia italiana ed europea: dalle sperimentazioni del Bauhaus al mondo simbolico di Klee, dall'universo organico di Arp a quello lirico di Licini.
"Vivere la pratica della pittura come movimento incessante, come energia in continua trasformazione, che trascina con sé tutto ciò che incontra sul proprio cammino e lo trasforma in forme guizzanti e leggere, in colori franchi e aperti, squillanti come una fanfara", scriveva Filiberto Menna nella prefazione della mostra alla Galleria La Virgola di Fabriano nel 1987.
La pratica di Tulli è sempre stata quella di un continuo aggiornamento, di un dialettico confronto con quanto avveniva nell'avanguardia artistica mondiale. Il non ritenersi mai approdato in un territorio di certezze, il sentirsi invece perennemente in bilico (così infatti recita una sezione della mostra veronese), come premessa necessaria all'atto creativo, lo spronano negli anni sessanta a cercare oltreoceano nuovi stimoli. E se, come già osservavano Cesare Vivaldi ed Enrico Crispolti, il linguaggio di Tulli si fa pienamente maturo e autonomo già sul finire degli anni cinquanta, per l'artista maceratese è arrivato il tempo di accogliere le proposte dell'Action Painting americana (in particolare Pollock, De Kooning, Gorky), e dell'Informale europeo (soprattutto Hartung e la koinè nordica violentemente neo-espressionista del gruppo Cobra, così attenta al processo della creazione e alla spontaneità del gesto pittorico). Tulli vi troverà la conferma del proprio segno vitalistico e liberatorio, seppur in lui sempre temperato da quella vena lirica che ha contraddistinto il lavoro dell'artista fin dagli esordi.
Tulli rientra nel giro di una cultura anche nazionale, se pensiamo a Burri, per l'uso di materiali extrapittorici e a Licini, per la grande lezione di libertà immaginativa. Ormai i suoi riferimenti sono metabolizzati, i suoi strumenti collaudati e la sua stessa cultura è libera di dialogare con i grandi maestri dell'arte contemporanea senza più timore di sorta. Può trattarsi di Picasso (Luna di giugno a Manhattan), di Kandinsky (In giro per l'Italia se ne va Kandinsky) o di Miró (Giacomo sull'aquilone), ora l'artista è consapevole dell'autonomia del proprio linguaggio, che gli permette qualsiasi affondo nel corpo della pittura senza rinunciare alla propria libertà espressiva. Da questo momento in poi la sua ricerca si muove su due binari che corrono su piani diversi e paralleli e che tuttavia finiscono per costituire un unico ed autentico universo creativo: da un lato il Surrealismo che lo aveva affascinato negli anni cinquanta si coniuga alla lezione dell'Informale e dell'Espressionismo astratto americano, privilegiando quella esperienza dell'automatismo psichico che vedeva affiorare nel gesto i turbamenti della psiche; dall'altro lato un registro compositivo più controllato e strutturato si esprime in un ordine geometrico della superficie anche con il ricorso ad un accentuato polimaterismo, attraverso l'impiego di stoffe e altri materiali.
In Veleni in rosa e materasso e Zolfo materasso, del 2000, l'artista utilizza la tela del materasso: "In questo caso Tulli compie un furto della realtà di origine Dada, però la miccia è subito disinnescata scrive Giorgio Cortenova nel suo testo e sembrerebbe che la tela, appena sottratta al contesto quotidiano, venga subito dopo restituita al compito tradizionale di una superficie su cui dipingere". In questo ciclo di opere riemerge l'influenza di Burri, dei suoi Sacchi. Ma se l'artista umbro è interessato ad approfondire i processi formativi della materia, la carica di energia che si sprigiona da essa ed assume quindi un significato tautologico di materia in sé, Tulli rivolge la propria ricerca alla valenza cromatica e segnica, approdando, insieme al colore steso à plat, alla creazione di nuovi effetti plastici ed al risvegliarsi di antiche visioni oniriche. Gli è più congeniale il Prampolini degli anni trenta, le cui forme sferiche, per certi versi vicine a quelle di Arp, si muovono tra piani spigolosi e andamenti sinuosi in un dialogo incessante.
"Su questi materassi non si fa che sognare, le nostre opere vengono immaginate lì, sul materasso passiamo tutta la nostra vita, fra gli amori, le illusioni, e le speranze mi racconta Tulli è lì che, in fondo, si svolge la tragedia, la commedia e la poesia della nostra vita".
è la traccia di una notte trascorsa dormendo su un materasso senza lenzuola o il ricordo del tessuto a righe su cui giaceva malato l'amico artista Pannaggi che accende in Tulli la possibilità di aprirsi a inedite composizioni e a nuove possibilità espressive, per raccontare quel suo mondo interiore in cui arte e vita si confondono e s'inseguono perennemente in bilico. Sospese tra un segno, un'azione, qualcosa d'indefinito che s'invera in un perfetto equilibrio di forme e colori sulla superficie della tela.
L'arte di Tulli ha proprio questa forza: è un mondo lirico e gentile in cui il disordine e il dolore della vita vengono sorprendentemente aggirati e soggiogati da quella vitalità espressiva, da quella sotterranea ironia che ne hanno sempre punteggiato il percorso artistico.




