Virginio Ferrari. Ombre della sera 1959-2003
Presentazione
del Direttore Giorgio Cortenova
| Virginio Ferrari è artista del tutto singolare nel panorama dell'arte contemporanea. Attento gli sviluppi del linguaggio e predisposto per vivacità intellettuale ad aggiornare i propri strumenti in sintonia con le vicende della storia artistica internazionale, Ferrari è tuttavia lontano da qualsivoglia principio di omologazione. | |
| Egli appare piuttosto un inguaribile custode della propria sensibilità interiore, che viene sì costretta a fare i conti con le parabole delle poetiche, ma non appare mai sottoposta ad un ruolo di passività o di compromesso. Anzi. Il nostro scultore si difende con ironia dagli internazionalismi dei linguaggi ed attacca con lirismo e poesia gli austeri dettati teorici della modernità. Ferrari, insomma, rivendica il ruolo di un'arte non alienata dal piacere del sogno, dalle rotte misteriose della metafora, dalla ricerca di un'origine unitaria delle "lingue". L'energia che si sprigiona dalle sue opere nasce dall'apparente contraddizione tra la minimalità della struttura e la ricchezza metaforica di cui esse sono capaci nel dibattito aperto con lo spazio. Nato all'arte nel conturbante crogiolo del dopoguerra, dove le istanze post-cubiste confluiscono prima nei molteplici rivoli astratti, poi nei percorsi surrealisti, Virginio Ferrari si rivolge presto alla sintesi della forma, fino a discioglierla nella logica dell'evento spaziale. Sono infatti soprattutto "eventi" nello spazio gli sviluppi di quel suo straordinario linguaggio che non dimentica le ustioni dell'ironia e gli incanti lirici del sogno. La mostra, nelle sale di Palazzo Forti e nelle piazze veronesi, intende fornirne un'esauriente testimonianza. |
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