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John Isaacs è nato nel 1968 a Lancaster, in Gran Bretagna. Dopo gli studi di Biologia, ha frequentato l'Ecole des Beaux Arts di Digione e la Slade School of Fine Art di Londra. Vive e lavora a Londra. Dal 1993 ha esposto a livello internazionale in numerose personali e collettive.
Il passaggio dagli studi scientifici all'attività artistica è stato per Isaacs conseguenza della scoperta d'inadeguatezza della scienza ad abbracciare il "fenomeno vitale" nella sua complessità, dalle viscere della carne alle tensioni dello spirito.
Alla scienza il linguaggio di Isaacs rimane legato: essa è la controparte necessaria al suo discorso sull'evoluzione come processo che allo stato attuale delle cose, dentro l'incubo delirante della fede cieca nell'onnipotenza scientifica, si proietta verso l'inevitabile auto-distruzione.
Il "capro espiatorio" (così definito da Isaacs) di Other Peoples Lives, la vittima sacrificata agli orrori della manipolazione genetica, provoca d'impatto un senso di repulsione per la sua pelle escoriata e malata (resa in modo iperrealistico), priva di protezione, denudata del suo manto, ma capace di muovere a pietà, nello sguardo pervaso di triste rassegnazione: un sentimento contraddittorio nasce nello spettatore, per volere dello stesso artista.
Isaacs, infatti, spesso trasferisce ad animali (martoriati dall'azione umana) emozioni ritenute esclusivamente dell'uomo, ciò fa parte del bisogno primario della sua arte di liberare lo spettatore da ogni pregiudizio impostogli dalla società, renderlo capace di ripensare al senso di ciò che lo circonda, e che egli si sente costretto ad accettare.
Nell'arte la dignità umana per Isaacs si preserva e mantiene viva la sua speranza di salvezza; il velo dell'ipocrisia dev'essere calato e la coscienza dell'uomo si deve risvegliare dal mediocre torpore in cui è caduta, questo è l'impegno etico cui l'artista deve assolvere, provocando un forte impatto su chi osserva: non un invito ma un imperativo a riflettere.
Isaacs non ci presenta il mondo per come dovrebbe essere ma, con la potenza di visioni scioccanti, ci permette di cogliere il grottesco inganno d'una realtà ormai fin troppo futuribile, senza rinunciare a mantenere vivo un sentimento comune di pietà, che fa presagire, pur nella devastazione, il profondo bisogno di riscatto.
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