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Charles Avery è nato nel 1973 ad Oban, in Scozia. Nel 1993 ha frequentato a Londra il Chelsea College of Art ma dall'anno successivo è diventato artista autodidatta. Dal 1998 espone sia in Gran Bretagna che all'estero. Vive e lavora tra Roma e Londra.
The Forest, acrilico composto da nove pannelli, è opera autonoma e al tempo stesso inserita in quel complesso ordine numerico, astratto e figurato che è alla base di tutta la ricerca espressiva di Avery. Una ricerca che spazia dalla pittura alla scultura, dal disegno alla fotografia, accompagnata da una rigorosa teoria, recentemente esposta dall'artista nel libro La libertà dell'universo, manifesto della sua poetica. In queste parole, infatti, sono sintetizzati gli estremi del suo linguaggio; omonimo titolo ha avuto proprio la sua prima personale romana, in cui accanto a La Foresta, c'era l'imponente scultura The Seven Bilion Sided Dice, un triangolo equilatero composto sempre con il sistema dei nove elementi: tutti triangoli, uniti in un complicato gioco di combinazioni, strutturale all'opera stessa.
La natura astratta della forma geometrica rispecchia per Avery le leggi di configurazione dell'universo e del mondo naturale, osservato dall'artista nella sua valenza simbolica.
Il triangolo è l'atomo, la particella finita che si configura in un sistema di relazioni infinite, all'origine dell'universo, laddove il relativo e l'assoluto si rispecchiano. In The Forest il pannello centrale è un frammento della totalità che ripete specularmente l'intera immagine in cui è racchiuso: così l'uomo nella sua solitudine esistenziale, nel suo "atomismo", è frammento e specchio dell'universo di cui è parte.
Queste combinazioni possibili, ripetibili e modificabili all'infinito, costituiscono per Avery la libertà dell'universo, l'assoluta relatività di ogni parte del suo sistema. In questo senso la metafisica da lui creata e applicata è tanto rigorosa quanto libera: genera la continua invenzione di relazioni astratte e la trasfigurazione neo-simbolista dei dati reali. La possibilità d'immaginazione è per Avery la libertà dell'universo.
Affascina il modo in cui nelle sue opere il bisogno metafisico d'assoluto si appaghi nella scoperta di un eterno relativismo.
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