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Alik Cavaliere. Racconto_Mito_Magia

Alik Cavaliere. Cronologia
di Elena Pontiggia

Alik Cavaliere nasce a Roma il 5 agosto dallo scrittore Alberto Cavaliere (1897-1967), di origine calabra, e da Fanny Kaufmann (1896-1980), scultrice, nata a Yalta, in Crimea, di religione ebraica, profuga in Italia dopo la rivoluzione russa.

1930-1938
Nei primi anni trenta vive con la famiglia in Francia, a Parigi, dove inizia a frequentare le scuole primarie. Subito dopo ritorna a Roma, dove rimane fino al 1938, quando si trasferisce sempre con la famiglia a Milano.

1943-1947
Si iscrive all' Accademia di Brera, dove segue i corsi di Manzù e, negli ultimi tempi, quelli di Marino Marini, ma frequenta anche quelli di Funi, esercitandosi episodicamente nell'affresco.
Tra i suoi compagni di corso ci sono Francese, Chighine, Baj, Dario Fo, con i quali stringe un'amicizia destinata a durare tutta la vita.
Scopre intanto le avanguardie, e soprattutto Picasso.

1945
Mentre prosegue gli studi in accademia, si iscrive alla facoltà di Lettere Antiche all'Università Statale, che frequenta per qualche tempo.
Dopo la fine della guerra collabora con la Cooperativa "Ciri Agostoni", nata per aiutare i giovani artisti, e lancia il Premio "Vimaro", sempre destinato ai giovani.
Espone per la prima volta, partecipando in luglio a una collettiva del Fronte della Gioventù, un'organizzazione di orientamento comunista.

1947
Si diploma a Brera. Nell'inverno 1946-47 divide uno studio in via Sant'Agnese, con Sangregorio, con cui realizza anche una Crocifissione per la chiesa di S.Carlo al Corso. E' il primo esempio di lavoro a quattro mani con un altro artista, che caratterizza molta parte della sua ricerca.
- Durante l'estate conosce, in Calabria, Adriana, una giovane studentessa in legge, sua parente (si chiama anche lei Cavaliere), che sposerà nel 1953 e sarà la compagna amatissima di tutta la vita.

1949
Il suo lavoro, abbandonato l'iniziale primitivismo, si inquadra ora in un realismo incentrato sull'espressione della figura. Alcune opere sono in un materiale insolito, il cemento policromo. E' il primo indizio di una sensibilità per i materiali, di una esplorazione delle materie più diverse, che lo accompagnerà sempre.

1950
Collabora come scenografo e "esperto tuttofare" con Vittorio De Sica, nella preparazione del film Miracolo a Milano, insieme con l'amico e pittore Bobo Piccoli.
- In questo periodo conosce Arturo Schwarz, poeta, critico d'arte, amico di Breton, Duchamp, Man Ray, in seguito anche gallerista. La presenza di Schwarz, e la sua conoscenza di prima mano del surrealismo, rimarranno fondamentali nella sua formazione.

1952
9-22 GIUGNO Tiene la sua prima personale, con Sangregorio, alla Galleria La Colonna di Milano.

1953
Si sposa a Roma con Adriana.
26 MARZO-5 APRILE Personale alla Galleria La Bussola di Torino, con presentazione di Raffaellino De Grada. Espone i suoi primi gruppi plastici (Contadini, Ragazzi calabresi, 1952), che manifestano in modo ancora embrionale la sua tendenza a concepire la scultura in termini di teatro, di racconto, di collegamento fra figure e cose.
24 OTTOBRE-4 NOVEMBRE Tiene una personale a Roma, alla Galleria Il Pincio, con Sangregorio. La presentazione è di Mario De Micheli, in questi anni molto vicino ad Alik.

1954
Vince il Premio Vado Ligure per la scultura.
29 GENNAIO-8 FEBBRAIO Tiene un'altra personale al Pincio di Roma

1956
Marino Marini lo sceglie come suo assistente all'Accademia di Brera.
- Espone alla Biennale di Venezia alla mostra "Scultori italiani".

1957-1958
La sua scultura evolve verso esiti espressionisti e visionari, caratterizzati da una modellazione scabra e fortemente chiaroscurale. Nasce il ciclo dei Giochi proibiti, impostato sul rapporto fra uomo e animale, come metafora della relazione tra esistenza e natura, ma anche fra istinto e pensiero, tra ragione e violenza.
Inizia in seguito a trattare il tema della metamorfosi, che rimarrà centrale in tutta la sua ricerca.

1959
Nasce la figlia Fania.
21 NOVEMBRE-4 DICEMBRE Presenta alla Galleria Bergamini la serie dei "Giochi Proibiti", con figure scheletrite e carbonizzate, scosse da una tensione tragica.

1960
Inizia il ciclo Le avventure di Gustavo B., dove la scultura diventa un racconto plastico in numerosi episodi, e il realismo si tramuta in una narrazione surreale. Vi lavora circa tre anni, fino al 1963. Molti i materiali utilizzati: lamiera, cemento, cristallo, legno, piombo, ottone, porcellana, ferro, specchio.

1962
Trova un nuovo studio, in via Bocconi 15, dove rimarrà fino al 1985.
- Ultima Bimecus, un multiplo composto di una serie di opere, in legno e bronzo, contenute in una valigia, trasportabili e componibili dal collezionista.

1963
Il tema della natura, nei suoi risvolti drammatici e vitalistici, rigogliosi e spettrali, realistici e metafisici, diventa centrale nella sua ricerca. Crea, a partire dalla fine del 1962, e per tutto il 1963, una serie di opere in bronzo, in cui utilizza anche modelli in cera persa da elementi naturali, ispirandosi al De rerum natura di Lucrezio, di cui riprende alcuni versi come titoli.

1964
8 FEBBRAIO- 2 MARZO Presenta i suoi nuovi lavori ispirati alla natura, nella mostra "Arbres" alla Galleria Schwarz, che in questi anni diventa la sua galleria di riferimento.
APRILE-SETTEMBRE E' invitato alla Biennale di Venezia in una sala personale, dove espone quattordici opere.

1965
Sono di quest'anno le prime esperienze espositive internazionali. Tiene una personale con Baj, alla Gallery Twelve di Minneapolis, e in questa occasione si reca per la prima volta in America. Vi ritorna a fine anno, quando espone da Martha Jackson a New York.
Espone inoltre alla Galerie Ad Libitum di Anversa, ed è invitato a Trigon 65 a Graz. Partecipa infine a Berlino e a Bruxelles a collettive dedicate a Pop Art e Nouveaux Realisme.
Roberto Sanesi, a cui lo lega una profonda amicizia, gli dedica la poesia Sequenza: per Alik.

1966-1968
Lavora a una serie di opere intitolate W la libertà (1966-1967), dove compaiono elementi naturali racchiusi in gabbie e reticoli.
Tiene numerose mostre, sia in Italia (tra cui nel un'ampia personale nella rassegna "Alternative Attuali 3" all'Aquila, curata da Enrico Crispolti: la prima retrospettiva dedicata organicamente a tutto il suo lavoro) sia all'estero (Bruxelles, Norimberga).
Nel 1967 espone, con Enrico Baj, al Gemeentemuseum dell'Aja. In catalogo Daniela Palazzoli individua, tra l'altro, un punto di contatto col futurismo, nell'interazione con lo spazio circostante e nel polimaterismo delle sue sculture.
Sempre nel 1967 esce la sua prima monografia, con testo di Guido Ballo (che riprende le riflessioni del catalogo della Biennale 1964) e fotografie di Ugo Mulas.
Tra i nuovi interventi critici, Henri Martin evidenzia nelle sue opere una nozione stravolta di mito.

1969
La sua scultura si traduce in installazioni complesse, divenendo environment, ambiente, o, come ama dire l'artista, teatro-scultura. Esegue Susi e l'albero, un'installazione movibile, realizzata con bronzo, acciaio, acqua, ghiaia, motore, e racchiusa in una grande teca di vetro.

1970
- Vince la Cattedra di Scultura all'Accademia di Brera, subentrando a Marino Marini. Continuerà a insegnare fino al 1987, dedicando generosamente tempo ed energie ai problemi della didattica e delle accademie d'arte.
- Realizza due environments: Apollo e Dafne (un ambiente composto di 46 elementi di bronzo, acciaio specchiante, poliestere, poliuretano, in cui introduce anche il calco della figura umana) e A e Z aspettano l'amore.
In gennaio-febbraio espone Susi e l'albero e altre opere impostate sul tema della gabbia, dell'impossibilità, del limite, alla mostra "W la libertà", alla Galleria De Foscherari di Bologna, con una presentazione di Vittorio Boarini.

1971
Realizza con Emilio Scanavino l'opera Omaggio all'America Latina. Inviata alla XI Biennale di San Paolo del Brasile, non viene esposta, suscitando molte polemiche.

1972
Alla Biennale di Venezia espone l'installazione I processi, ispirati alle storie inglesi di Shakespeare, con testo di Roberto Sanesi e musiche di Bruno Canino.

1973
Al Museo Middelheim di Anversa presenta, nell'ambito della XII Biennale d'Arte, l'installazione Surroundings.

1975
Diviene più stretto il sodalizio con Vincenzo Ferrari, amico e collega all'Accademia di Brera, con cui eseguirà molti lavori a quattro mani. Con Ferrari mette a punto in questi anni molti progetti, poi non realizzati. I due artisti iniziano inoltre a ideare un lavoro che darà luogo nel 1978 all'opera Attraversare il tempo.

1978
Porta a termine il lavoro Attraversare il tempo, realizzato con Vincenzo Ferrari, e ispirato visionariamente alla teoria della relatività di Einstein.

1979
Nel suo lavoro si assiste a una continua, ironica e ludica, riflessione sul tempo, a una rimeditazione dell'antico e della storia dell'arte.
Partecipa alla mostra "Metafisica del quotidiano", con un intervento concettuale, ideato con Ferrari e Tadini.
Sempre con Ferrari realizza un'istallazione scenografica per l'Autunno Musicale a Como, Villa Olmo, una reinterpretazione del teatro barocco, ispirato alla Versailles di Luigi XIV e del Bernini.

1980
In febbraio-marzo tiene una mostra allo Studio Marconi di Milano.

1981
Esegue con Vincenzo Ferrari la scenografia teatrale Scene per un concerto, al Salone Pier Lombardo di Milano.

1985
Lascia lo studio di via Bocconi (il cui tetto, tra l'altro, era crollato durante l'eccezionale nevicata di quell'anno) e trova un nuovo studio in via De Amicis 17.
Lavora in questi anni ad installazioni che sono insieme stanze magiche, sentieri interrotti e labirinti. Realizza con Vincenzo Ferrari un lavoro ispirato al Pigmalione di Rousseau, i cui primi progetti (che inizialmente prevedevano la messa in scena del testo teatrale rousseauiano) risalgono al 1982. L'installazione viene presentata al Mercato del Sale e successivamente (gennaio 1987) alla Galleria Bassanese di Trieste.

1988-1989
Nel 1988 realizza La riflessione di Narciso, un labirinto.
impercorribile, in cui l'immagine si moltiplica e si frantuma in un gioco di specchi. La espone l'anno successivo a Venezia, allo Studio Arcobaleno.

1990
Realizza con Vincenzo Ferrari, alla Galleria Milano diretta da Carla Pellegrini, la mostra I giardini della memoria: una vasta installazione in cui recupera anche frammenti di sue opere passate.

1992
In maggio-luglio tiene una grande mostra a Milano, a Palazzo Reale, dove ricapitola il suo intero percorso artistico.

1996
Progetta con Vincenzo Ferrari al Palazzo delle Stelline il ciclo di mostre "Il Classico e le metamorfosi", dedicata al rapporto fra classicità e modernità, dove espone nella sezione L'esilio di Ovidio l'opera Passato, presente... Pian Cordova.

1997
Espone Passato, presente... Pian Cordova alla mostra "Trash. Quando i rifiuti diventano arte", curata da Lea Vergine a Rovereto.
Continua a lavorare a Pian Cordova. Manifesta sempre una appassionata gioia di vivere, un lucido ottimismo della volontà. Solo una grave malattia, che si manifesta improvvisamente alla fine dell'anno, interrompe la sua instancabile progettazione.

1998
Alik Cavaliere muore a Milano, il 5 gennaio. Solo poche settimane prima aveva scritto in un appunto: "Il momento che stiamo attraversando è appassionante, stimolante: non perdiamolo, viviamolo anche come singoli soggetti operanti, esponiamoci, rimettiamoci in questione... riappropriamoci del nostro cervello! Una visione che diviene mito, un mito che divenuto altro, percezione, immaginazione, metamorfosi, sia sufficiente al singolo per non adagiarsi...".

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